Chissà quando riuscirò a vedere la seconda stagione di The Pitt, visto che ora la Serie TV si è spostata sulla nuova piattaforma HBO MAX. Però, intanto, ho recuperato la prima stagione su NOW TV, con il solito colpevole ritardo, e devo dire che se ha vinto 5 Emmy un motivo c’è.
Un attimo spaesante nei primissimi episodi, poi ci fai l’abitudine, entri nel mood e ti ritrovi martellato da una miriade di informazioni ed emozioni con ritmo sempre frenetico ed effetto binge watching ben bilanciato. Nel suo, è una piccola opera d’arte: non inventa nulla da zero, ma ripropone e mescola idee già viste e le fa funzionare alla perfezione.

Un medical show diverso
Siamo all’interno del pronto soccorso di Pittsburg, il Trauma Medical Center, soprannominato dal team di medici come The Pitt. Ed è un casino dietro l’altro. Non è un medical show alla Dr. House, per intenderci, dove c’è un caso clinico particolare ad ogni episodio. Qui c’è un caso clinico, assurdo o meno assurdo, ogni 3 minuti.
E mentre continuano ad arrivare pazienti gravi e meno gravi, iniziamo a conoscere lo staff del pronto soccorso: dal responsabile del turno di giorno (Noah Wyle, già noto per aver interpretato John Carter nella famosissima Serie TV E.R. – Medici in prima linea), ai medici più affidabili, agli specializzandi che sono al loro primo giorno di lavoro (tra cui Taylor Cranston, la figlia di Bryan Cranston, colui che ha impersonato uno dei personaggi più famosi del piccolo schermo: Walter White). E visto che abbiamo citato E.R. è giusto sottolineare che il regista e sceneggiatore delle due Serie TV è lo stesso: John Wells.
Ogni espiodio ripercorre un’ora del turno del pronto soccorso. 15 episodi, 15 ore di turno. Eh la miseria e questi lavorano 15 ore a quei ritmi? Diciamo che, senza fare troppi spoiler, ad una certa succede un gran bel casino che rende la giornata giusto un pochino movimentata e quindi c’è da fare qualche ora extra. Chi sà, sà.
Una scelta di narrazione della trama che non è nuova, ma che non è neanche così tanto comune. In The Pitt funziona benissimo, basta solo resistere un po’ ai primi episodi e poi si è trascinati in un piccolo, grande, capolavoro delle Serie TV.

Fidatevi di me: The Pitt non vi annoierà
Il perché del resistere alle prime puntate ve lo spiego dopo, ma intanto parliamo di tutto quello che è il ritmo narrativo della Stagione 1 di The Pitt: alienante. All’inizio ti spiazza e ti ritrovi a dire fin da subito: “Ma chi me lo fa fare di vedere 15 episodi così da 40-60 minuti l’uno?” Resistete! Che poi quando finirà ne sarà valsa la pena, e anzi, sarete molto tristi perché è finita.
Tutto è frenetico all’inverosimile. Non fai in tempo a capire qualcosa di una situazione che subito se ne presenta un’altra. Adesso io non so, tecnicamente, se è effettivamente valida a livello medico, ma presumo sia fatta bene. Ma per quanto riguarda il ritmo narrativo The Pitt è una Serie TV che non da spazio alla noia. C’è solo da imparare ad assestare il cervello sulle frequenze d’onda dello show.
Entrati nel mood vi divorerete puntata dopo puntata, e in un batter d’occhio vi ritroverete che siete alla fine. Provare per credere.

Un mix spiazzante, ma tutto sommato unico
Le prime tre note che mi sono segnato su questa Serie TV? Sembra uscita dal 2003, l’audio è molto piatto (ma probabilmente è il mix del doppiaggio italiano) e le riprese sono soffocanti tanto che mi sembra di sentire la puzza tipica dei malati in ospedale.
Tutto vero. Non rimangio niente. Appena la fai partire le impressioni sono quelle. E mi chiedevo: “Come diavolo ha fatto a vincere 5 Emmy sta roba che pure la narrazione suddivisa in ore l’abbiamo già vista in 24?“
Ecco: resistete alle prime puntate e non fate i cagacazzo come me. Semplice. Ero partito ostile, poi ho capito la natura dello show, mi ci sono abituato e mi sono lasciato trasportare.
Non nego comunque che alla prima ripresa in esterna mi sono sentito rinascere, come se stessi anche io stesso respirando finalmente una boccata d’aria fresca. Ma è proprio quello l’intento. Soffocarti. Farti capire in che diavolo di condizioni lavorano certe persone. Un lavoro bellissimo, salvare vite, ma con che pretesti? Con quali modalità?
E quindi sì, questo modo di narrare i fatti di una storia lo abbiamo già visto con Jack Bauer, ma plasmandolo col mondo medico estremo (e per tante scene ho dovuto chiudere gli occhi), con un recitato medio di altissimo livello (infatti uno degli Emmy va al cast, uno va al miglior attore protagonista in Serie TV Drammatica, uno va alla miglior attrice non protagonista e uno al miglior attore guest star) e un atmosfera molto reale e poco “cinematografica” viene fuori qualcosa di veramente unico.

Mi tocca fare anche l’abbonamento ad HBO MAX?
Che The Pitt sia uno dei migliori show del 2025, insieme a Pluribus, non lo si può mettere in discussione. Il problema è che ci sono troppe piattaforme da pagare per seguire gli show migliori. Fortunatamente si può mettere in pausa l’una e passare all’altra, ma rimanere al passo coi tempi con tutte le Serie TV diventa impossibile.
Infatti io, arriverò in ritardo nelle mie recensioni, ma è perché ho una vita e non è che navigo nell’oro: mica posso mettermi lì a saltellare a destra e sinistra tra tutte le piatterforme di streaming on demand di continuo. Vabbè, sfogo personale, ma penso che vi ci ritroviate un po’ tutti.
The Pitt è una bomba. E come tale sono estremamente curioso di vedere la seconda stagione che è iniziata ad inizio gennaio 2026 su HBO MAX. Attenderò però che finisca la messa in onda, attiverò l’ennesimo piano d’abbonamento e recupererò tutti i nuovi episodi alla velocità della luce. Perché sono troppo curioso di cosa può succedere di nuovo. C’è qualche attrito ancora da risolvere ma soprattutto qualcosa da inventarsi per non ripetersi troppo. E sono curioso.
The Pitt è uno dei motivi principali per cui può valere la pena provare la nuova piattaforma HBO MAX. Ecco, questa è l’unica cosa di cui sono certo. Però che palle. E che gran bella mazzata per NOW TV.
by lucazacchello.com
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