Paul Picot Minichron: storia di un cronografo automatico da 36mm dimenticato dal web

Non avendo un grandissimo budget da dedicare alla mia collezione di orologi di solito tendo ad acquistare pezzi che conosco abbastanza e dei quali posso trovare informazioni online facilmente. Ma che succede nel momento in cui ti regalano un cronografo automatico neo-vintage tanto bello quanto questo Paul Picot Minchron da 36mm?

In questo articolo ragiono sulla possibile collocazione temporale di questo stupendo orologio con gli indizi che ho a disposizione, che ho recuperato in rete e che trovo nell’orologio stesso. Sarà dunque un articolo un po’ diverso dagli altri della sezione orologi: non prendete per assodato al 100% tutto ciò che scriverò, in parte saranno ipotesi. Perché purtroppo, del Paul Picot Minichron, online si trovano troppe poche informazioni.

cronografo paul picot 4032 minichron 36mm swiss made
La pulsantiera cronografica e la corona logata del mio Paul Picot Minichron 36mm
IL BRAND

Breve storia di Paul Picot

Paul Picot è un marchio di orologi svizzeri indipendente, fondato nel 1976 a Le Noirmont. E qui abbiamo già una prima cosa da sottolineare: si tratta di un brand che muove i primi passi, volutamente, dopo la crisi del quarzo. Un’azienda che nasce per fare orologi meccanici quando la corrente è totalmente cambiata e il consumatore finale è perlopiù intrigato dalla comodità e dalla precisione della novità: gli orologi a batteria.

Paul Picot però vuole fare lusso accessibile, e il lusso, tuttoggi, nell’orologeria, difficilmente è animato da una batteria. Negli anni ’80 e ’90 il brand riesce a posizionarsi nella fascia che oggi chiameremmo “lusso sobrio”:

  • movimenti ETA di qualità
  • casse e dettagli ben rifiniti
  • produzione contenuta
  • nessun storytelling o marketing tossico

E tra i vari modelli della casa, anche il Paul Picot Minichron si contraddistingue in tutto e per tutto per queste caratteristiche.

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COSTRUZIONE

Il Paul Picot Minichron: proporzioni e filosofia progettuale

A chi non ha particolare familiarità con l’orologeria vintage, il Paul Picot Minichron può risultare un po’ spiazzante per le sue proporzioni. Con una cassa da 36 mm e anse da 18 mm, è molto distante dall’idea di cronografo a cui siamo abituati oggi. Ma se Paul Picot decise di chiamarlo Minichron, un motivo ci sarà stato.

Non è raro imbattersi in alcuni annunci online che lo descrivono addirittura come un orologio per polsi femminili. Un’etichetta che, almeno osservando questo esemplare, appare piuttosto forzata. Il Minichron non è un orologio “da donna”: è semplicemente compatto, secondo canoni che negli anni ’90 erano ancora freschi nelle menti degli appassionati.

Questa scelta diventa ancora più interessante se contestualizzata nell’epoca in cui il Minichron nasce, quando la maggior parte dei cronografi automatici abbordabili montava movimenti Valjoux 7750: un calibro robusto e ultra inflazionato che solitamente veniva ospitato, però, in casse ben più grandi. Paul Picot, ancora una volta, sceglie una strada diversa.

fondello paul picot 4032 minichron
Il fondello del Paul Picot Minichron che nasconde l’ETA 2894-2
IL MOVIMENTO

L’ETA 2894-2: una scelta non scontata

Aprendo il fondello a pressione di questo Paul Picot Minichron si può identificare il movimento utilizzato che anima l’orologio: l’ETA 2894-2, in questo caso rimarchiato Paul Picot. Si tratta di un calibro automatico basato sull’ETA 2892-A2, accoppiato a un modulo cronografico Dubois-Depraz, una soluzione pensata per ottenere cronografi automatici discretamente sottili e ben proporzionati.

Negli anni ’90 il 2894-2 venne adottato da diversi marchi svizzeri indipendenti di fascia medio-alta per realizzare cronografi eleganti, in alternativa a calibri più ingombranti. Nel caso del Minichron, si tratta di una scelta tecnica che risulta perfettamente coerente con l’impostazione generale dell’orologio e con le sue dimensioni contenute.

CHE LOOK

Elegante quanto serve, sportivo quanto basta

Il Paul Picot Minichron è un orologio sorprendentemente equilibrato tra il mondo sportivo e quello elegante. Nella versione in mio possesso, con quadrante “Blue Panda”, non sfigura di certo in abito con camicia bianca: la base del quadrante, bianco ottico, è intervallata dai sub-dial blu scuro impreziositi da indici e sfere dorate. La finestra data è messa in evidenza da una piccola lente magnificatrice, che rende più facile la lettura del numero che mostra.

Il rehaut è a 90° e riporta una scala pulsometrica stampata con numeri neri e font molto elegante. La ghiera, invece, particolarmente elaborata, riporta la scala cronografica incisa. Bellissima la corona, logata e ben zigrinata, posta al centro tra i due pulsanti cronografici anch’essi decorati in superficie.

Sul fondello, invece, vengono riportate le diciture fondamentali del modello: il nome, il brand e l’immancabile Swiss Made. Peccato aver dovuto togliere il suo bracciale originale: stupendo con chiusura a doppia farfalla. Ma chi l’ha restaurato ha fatto un pessimo lavoro su uno dei finali pieni che non combacia più con la cassa. E anche la chiusura, a volte, non fa più la tenuta che dovrebbe. L’ho dovuto sostituire con questo cinturino in coccodrillo da 18mm che comunque, a mio avviso, si sposa molto bene e fa pendere la bilancia più verso l’elegante che allo sportivo. Però, che peccato per quel bellissimo bracciale, veramente.

Paul Picot Minichron 4032 indossato con camicia bianca
Il Paul Picot Minichron da 36mm sul mio polso da 17,5 cm
SCHEDA TECNICA

I numeri del Paul Picot Minichron

Prima di concludere l’articolo, ecco un mini elenco dei dati riguardanti questo bellissimo cronografo automatico:

  • Cassa da 36mm
  • Anse da 18mm
  • Movimento ETA 2894-2
  • Cristallo Zaffiro
  • Corona a vite
  • Impermeabilità dichiarata 5ATM
  • Codice modello 4032
MY TAKE

Un orologio che incarna la resilienza Swiss Made

La forza di questo Paul Picot Minichron è il suo anticonformismo. Un po’ come oggi tanti microbrand provano a discostarsi dalle correnti moderne proponendo pezzi neo-vintage, anche Paul Picot fece una scelta del genere ipoteticamente a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni ’00.

Erano anni in cui dominavano casse decisamente più importanti, spesso superiori ai 40mm. Basti pensare che l’Omega Speedmaster Reduced, da 38/39mm, era considerato, appunto, un compatto. Lo spessore era generoso, le linee spesso e volentieri più incentrate verso la sportività. Tanti orologi di quegli anni, oggi, si fa un po’ fatica a digerirli esteticamente. Figuriamoci indossarli.

Il Paul Picot Minichron invece è invecchiato molto meglio a mio avviso. Certo, è piccolo. Certo, se hai un polso over 18mm rischia di diventare troppo piccolo. Ma è elegante, lo è tuttora. Nonostante sia parecchio decorato, stringendo l’occhio un po’ ai suoi coetanei, non è esageratamente sfarzoso. Un bellissimo mix tra gli anni a cavallo del nuovo secolo e il passato.

Un orologio anticonformista, nato da un brand anticonformista. Insomma, una dimostrazione di quella resilienza dello Swiss Made che, anche nei momenti di difficoltà, ha saputo seguire strade meno battute. E che, entrato nella mia modesta collezione, ha scalzato il trono del più “costoso” al Longines Conquest Heritage.

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Luca Zacchello

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