Vince Gilligan torna nel mondo delle Serie TV e lo fa con Pluribus. Per i pochi che non lo sapessero, si tratta dell’ideatore di Braking Bed e del suo fortunatissimo spin off Better Call Saul.
Insomma, non proprio uno che non sa come si crea una Serie TV di successo. E se con Pluribus abbandona il sottile mondo tra legalità e illegalità a livello di trama, non cambia però tutte le carte in tavola: siamo ancora, per la maggior parte dello show, ad Abulquerque ed in compagnia di Rhea Seehorn come protagonista.

Una visione apocalittica alquanto singolare
Parlare della trama di Pluribus senza fare spoiler è un po’ un problema. Però prometto che cercherò di raccontare al massimo quello che succede nella prima mezzora di show. Che presumo sia quello che fanno anche tanti altri miei “colleghi” ma non leggo mai le loro opinioni prima di scrivere un articolo, non voglio lasciarmi influenzare in alcun modo.
Un gruppo di ricercatori intercetta un segnale dallo spazio. Si interroga su cosa può essere per mesi fino ad arrivare a ipotizzare si possa trattare di codice RNA. Non sto ad entrare troppo nello specifico, si ok ho fatto lo scientifico ed ero bravo in genetica, ma son passati quasi 20 anni: abbiate pietà! Vabbè un qualcosa legato al DNA, ok? Fanno degli esperimenti sui topi, succede il classico incidente da laboratorio in cui una ricercatrice viene morsa e inizia il disastro.
La ragazza morsa fin da subito cerca il contatto con i colleghi. E tutti non vogliono far altro che cercare il contatto con altre persone nel silenzio più totale. Una sorta di parassita (anche se fantascientificamente di parassiti non si tratta, ma in natura esistono esempi di questo tipo nel mondo dei parassiti, quindi perdonatemelo) che come scopo principale ha proprio quello di essere trasmesso a chiunque il più in fretta possibile.
Ed immaginate? Ci vogliono poche ore per far si che tutta l’umanità venga contagiata. Quasi tutta. Se ne salvano 12 in tutto il mondo. Tra cui la nostra Carol, interpretata da Rhea Seehorn. E cosa fanno i contagiati? Semplice, operano come se fossero una sola ed unica entità collegata tra essa. Non esiste più il concetto di individuo, ma di umanità intera collegata tutta insieme.
Ed è così che inizia Pluribus. Ed è così che Vince Gilligan si apparecchia la tavola per un mega pranzo a cui siamo tutti invitati. Ora, mettete insieme la sua genialità malata con questa premessa di trama, e ditemi se non vi sta venendo voglia di correre a vederlo.

Il ritmo narrativo di Vince Gilligan
Ad alcuni può non fare impazzire, io lo trovo praticamente perfetto. Non dico perfetto perfetto perchè in tutte le sue Serie TV Vince Gilligan inserisce alcuni episodi, o parti di episodio, dove la storia rallenta e lascia spazio a momenti un po’ meno facili da digerire per alcuni. Ma sono voluti, e ci stanno benissimo. Nell’insieme impreziosiscono lo show.
Ed è ciò che succede anche nella prima stagione di Pluribus, non magari così palesemente come nell’episodio della mosca in Breaking Bad, ma ogni tanto un po’ di angoscia da rallentamento arriva. Ma è una delle firme dell’autore, lo sappiamo, e va benissimo così. Infatti poi il voto generale per il ritmo narrativo è altissimo: non può essere altrimenti.
Un susseguirsi di vicende sempre spiazzanti in questi primi 9 episodi di Pluribus conditi da un po’ di ansia, un po’ di comicità, un po’ di follia: insomma poco da dire. Solo quel piccolo appunto, che però, se non ci fosse, non sarebbe la stessa cosa.

Genialità senza limiti
5 stelle per lo stile di Pluribus vanno strette, ma di più non si può. L’unica Serie TV del catalogo di Apple TV che può competere è Scissione, un altro show dove la fantascienza è co-protagonista non invasiva e va a braccetto con le emozioni umane che noi tutti conosciamo. Credo sia questo il trend da seguire per questi anni, o meglio, quello che può funzionare meglio sul piccolo schermo.
Lo spettatore, guardando Pluribus, si ritroverà spesso nel vivere tutte le vicende come Carol, poi forse viene un po’ addolcito dagli alienati. Ma poi c’è anche Manousos, in tanti potrebbero rivedersi molto in Manousos. Tutti hanno ragione, tutti hanno torto. Ed è lì che torniamo a riallacciarci al fatto che siamo di fronte ad una trama geniale che ti da la possibilità di inventarti qualsiasi cosa. E qualsiasi piega la narrazione può prendere, sempre funzionerà.
Scene che rallentano la narrazione, anche di tanto, quelle citate nel paragrafo precedente, rimarranno però iconiche nella mente dello spettatore: tipo quella del drone con la spazzatura. Vince Gilligan riesce a rendere memorabili momenti che alla narrazione non servono, se non che per spezzarla e rallentarne il ritmo, regalando sorrisi e umanità in situazioni tragi-comiche.
Pluribus è un capolavoro, non solo per la trama, ma per come la trama ti viene trasmessa artisticamente agli occhi. E potrei andare avanti ad elencare scene stupende, ma spoilererei troppo e non avrebbe alcun senso. Ah, John Cena: cameo eccellente!

Pluribus entra a gamba tesa nelle migliori Serie TV di sempre
Apple TV, era anche ora che tirassimo fuori qualcos’altro di memorabile. Una piattaforma che mi è sempre piaciuta per qualità media dei contenuti che però, ultimamente, era un po’ caduta con delle produzioni non proprio indimenticabili (che ho visto ma non ho recensito perché ho preferito dare priorità ad altro sinceramente).
Ma con Pluribus torno a scrivere super volentieri di Serie TV: l’ho consigliata a tutti quelli che conosco. Ho spinto per fargliela vedere e non succede spesso. Siamo di fronte ad un capolavoro senza alcun dubbio anche se nel finale potrebbe essere stata fatto un mezzo passo falso (vedi approfondimento a fine articolo). Dico potrebbe perché non ne possiamo essere certi, non c’è conferma. Vince Gilligan ci lascia con un mezzo dubbio e ciò non fa altro che aumentare l’hype per la stagione 2 di Pluribus.
E anche Stephen King, ho letto, ha pregato Gilligan di fare veloce con la produzione dei nuovi episodi di Pluribus. Peccato che il produttore abbia detto che non sarà possibile fare troppo velocemente. Ma è giusto, prenditi tutto il tempo che serve: se il risultato sarà anche solo il 60% di questa prima stagione sarà già tantissimo. Non sarà facile, ma non ho dubbi che verrà fatto un lavoro spettacolare. Se cerchi un’altra Serie TV bomba dello stesso anno non puoi perderti The Pitt.
by lucazacchello.com
Approfondimento (con spoiler): Il Darién Gap e quel finale che potrebbe far storcere il naso
Leggete l’approfondimento solo se avete visto tutta la prima stagione di Pluribus, altrimenti vi spoilero il finale e non vorrei mai: grazie!
Il Darién Gap (leggero spoiler)
Quando Manousos parte in auto per andare da Carol, senza dirlo apertamente allo spettatore ma lasciandolo intuire, mi è subito sorto un dubbio: come fa a passare dall’America del Sud a quella del Nord con Panama di mezzo? E allora ho chiesto a ChatGPT se fosse possibile.
Ed ovviamente il bot più famoso del mondo mi ha risposto che con lo stretto di Panama, da solo, sarebbe stato impossibile. Ma molto probabilmente, già prima di arrivare a Panama sarebbe stato molto improbabile che Manousos sarebbe riuscito a compiere la sua impresa. La Panamericana infatti si blocca al Darién Gap: una striscia di terra di un centinaio di km tra Colombia e Panama fatta di giungla, montagne, paludi.
E se si esclude la criminalità, che in Pluribus sparisce per ovvi motivi, rimangono comunque insetti letali, piante pericolose e quant’altro. E mi sono detto: “No dai se esiste sta roba Vince Gilligan non può non averne tenuto conto”. E infatti, poi, Manousos arriva al Darién Gap e succede quel che succede. Pensate che nel 1985-87 Loren Upton e Patty Mercier attraversarono il Darién con una Jeep CJ-5 percorrendo in totale 201km in 741 giorni: praticamente 300m al giorno. Impresa che è nel Guinness Book of Records.

Scusami Carol, ma nel finale glielo hai detto? (spoiler)
Carol alla fine si prende una cotta per Zosia. Ma sul più bello scopre che hanno trovato il modo di convertire anche lei lavorando sugli ovuli che aveva fatto congelare a suo tempo con l’ex fidanzata. E però se i “collegati” fanno tutto ciò che dici per farti felice in teoria puoi dire loro di smettere di lavorare alle sperimentazioni che stanno facendo sulle tue cellule, così come non gli dai il permesso di prelevartele, o no?
Però non lo sappiamo effettivamente se Carol nel finale di Pluribus ha detto o no esplicitamente a Zosia & Co. di smettere di operare sulle sue cellule. Può averlo fatto e può essere stato tralasciato. Lo scopriremo con la stagione 2.
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