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Città in Fiamme: niente seguito, cancellata la Serie TV dopo la Stagione 1

Città in Fiamme è un’altra Serie TV disponibile su Apple TV+ tratta da un romanzo. Un giallo che a tratti risulta abbastanza avvincente, in altri un po’ troppo da teenager: sarà un caso che i produttori sono quelli di Gossip Girl e The O.C? Ne esce una storia che si lascia guardare, con qualche colpo di scena apprezzabile, ma non di certo uno di quegli Show che lasciano il segno. E infatti non ci sarà una Stagione 2.

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Trama: 7

A differenza del libro, dove gli avvenimenti risalgono agli anni ’70, la trama è ambientata nel 2003. E forse già questo riadattamento non gioca molto a favore della Serie TV. Gli avvenimenti che seguiranno, contestualizzandogli agli anni ’70, probabilmente sarebbero stati decisamente più consoni.

Samantha, una giovane ragazza, viene trovata in fin di vita a Central Park con un colpo di arma da fuoco alla testa. Inizierà così un’indagine che porterà alla luce vari collegamenti tra la rock band preferita della ragazza, una misteriosa serie di incendi nella città, tradimenti amorosi e così via. Non è male. Ma il tutto tende a prendere una piega da teenager che quando sei arrivato a 34 anni guardi un po’ con diffidenza.

Sarò un po’ rompiballe io. Alla mia compagna invece è piaciuto di più, lei si faceva tutti i suoi ragionamenti, io semplicemente guardavo che succedeva senza preoccuparmi granché di chi avesse fatto cosa o perché l’avesse fatto: non mi ha coinvolto più di tanto, ma in giro c’è di peggio.

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Ritmo: 6

“Città in Fiamme è una serie ritmata”. Così recitano alcuni articoli di recensori più noti di me. Ma veramente? Cioè usate qualsiasi aggettivo vogliate, ma ritmata è altro. Per carità, non è lentissima, ho visto ben di peggio su Apple TV+ (tipo La Storia di Lisey o The Morning Show, noiosissime) ma da qui a definirla “una serie ritmata” ce ne vuole.

In ogni caso gli avvenimenti interessanti non mancano e si susseguono anche abbastanza velocemente senza esagerare con le perdite di tempo. Si lascia guardare. Ma né carne, né pesce. Sufficiente.

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Stile: 7

La scelta di certe musiche mi hanno lasciato un po’ perplesso. Per il resto è anche un discreto tuffo ad inizio anni 2000. Fotografia, costumi, modi di fare: tutto bene, nulla da strapparsi i capelli (che già non ho), ma ci sta. Però sì, come già accennato sopra, i rockettari anarchici incendiari sono proprio da anni ’70 più che da 2003. Vabbè.

Oltre a Chase Sui Wonders nei panni di Samantha e Wyatt Oleff nel ruolo di Charlie, nel cast di Città in Fiamme troviamo anche Ashley Zukerman e Geoff Pierson. Questi due, insieme, li avevo trovati anche nella Serie TV Netflix Designated Survivor.

E perché cito quello show? Perché ad un certo punto della storia di Città in Fiamme, Charlie vuole vendere ad un banco dei pegni il suo orologio Timex. Quello stesso orologio Timex (o comunque molto simile, nel bracciale, nella cassa e nella fantasia del quadrante) è indossato, appunto, da Kiefer Sutherland nel ruolo di Presidente degli Stati Uniti d’America in Designated Survivor. Visto che occhio? D’altronde se nel mio blog parlo anche di orologi ci sarà un perché. Ossessionato.

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8 episodi discreti, ma niente stagione 2: 6.5

A chi consiglio di vedere la Serie TV Città in Fiamme? è uno show che si lascia guardare tranquillamente da tutti, non impegnativo e con i suoi apici in qualche colpo di scena sparso qua e là nella trama. Ma resta sicuramente un prodotto più interessante per un pubblico femminile o per dei teenager amanti dei gialli.

Il seguito però non ci sarà, quindi valutate voi se guardarla. Lo stesso epilogo di Shantaram. Ad inizio Agosto 2023 Apple TV+ ha comunicato che non ci sarà una seconda stagione di Città in Fiamme. A me personalmente questa decisione non tocca più di tanto, non ne sentirò particolarmente la mancanza.

Però continuo a chiedermi a che serve prendere spunto dai romanzi per creare progetti a lungo termine se poi non si prova ad osare con la prima stagione e fare qualcosa di memorabile. Ed invece si continua a partire coi piedi per terra, per poi non spiccare mai il volo.

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